L’insostenibile fascino del garass

I Muleti de Via Cosani
L’insostenibile fascino del garass (27 anni e no capir un casso)
(2009)

cover_muletiTracklist
01. I mui del garass
02. Muleto timido
03. Stronsa
04. Recession
06. Dame amor
07. Glauco el rauco
08. La veranda
09. Al paese dei 1000 dispossenti
10. L’ultima cragna
11. Via Cosani 1985 circa (Cristiano Menazza dixit)

 

Registrato dall’intramontabile ‘Crazy’ Paolo Pribetich a tempo di record (2 ore!) in quel del Centro Giovani di Pieris (grazie grazia e grazie Diego). Infine un po’ mixato.

Le canzoni

I MUI DEL GARASS
Furono i Ramones i più convincenti nell’adattare l’anfetaminica velocità del loro rock’n’roll a testi che spesso erano delle filastrocche-nonsense senza grosse pretese contenutistiche. I muletiprovano a fare lo stesso in bisiacco, cullati da una dolce melodia, non dissimile da quelle che ti obbligano a cantare alla scuola materna, ma con la differenza che ‘sta volta l’educatore è Marongiu e l’unica coercizione, quella di fare della musica ballabile.
La canzone parla del gruppo in sé, la sua genesi nella cantina di Manuel e giusto qualche altro rapido accenno al garass, per lasciar spazio a parole che sono innanzitutto suoni.

MULETO TIMIDO
Qui l’ormai 27enne Marongiu fa uno sforzo neanche troppo duro o innaturale per calarsi nella mente –e soprattutto nel corpo- di un adolescente desideroso di compiere le prime esperienze sessuali. È timido, isterico, dubbioso e goffo come quasi tutti lo siamo stati; il suo sangue, caldo come quello di un cavallo. Ci muoviamo nel cosiddetto punk rock romantico/adolescenziale, con stacchi e melodie che rendono la canzone a tal punto banale da risultare commuovente.

STRONSA
Canzone un tantino rancorosa e caratterizzata da una profonda –ma comica- sfiducia nel genere femminile, o meglio dalla fiducia che il genere femminile sia l’origine di tutti i mali del mondo, fa leva sul potere –innocente e inconsapevole- che le ragazzine tengono sui loro coetanei. Mi raccomando femministe: NO al sessismo, ma SI’ all’ ironia!
Riff veloce e grintoso di scuola Stooges, ritornello composto di una sola nota allungata per più battute, ma quella giusta.

RECESSION
“Mì me manca i schei..i schei par trombarte stasera…”. Eh già. Sono passati i tempi in cui Marongiu, lavorando alla Eaton automotive e vivendo in famiglia, poteva permettersi uno o due rapporti sessuali al mese. Sono giorni di recessione e nessuno può dire di esserne fuori, ed é così che lui e tanti altri si sono intrappolati nel fai da tè. Vero esempio di primitivismo musicale, questa canzone fa affidamento sia sulla vena nevrotica di Marongiu che su stacchi semplici ma teatrali che lui stesso ha imposto alla ciurma.

LAVORO NERO
è ancora fresca la ferita per una truffa lavorativa subita da Claudio, costretto a lavorare in nero per un numero esorbitante di ore, retribuito con paghe umilianti, raggirato da dei professionisti dello sfruttamento. Non si può dire sia risentito tanto con delle persone in carne ed ossa, quanto con un sistema fasullo, fatto spesso di finte garanzie in relazione a una finta tutela del lavoratore. Musicalmente la canzone poggia su un oscuro giro di basso ed un cantato delirante, debitore della lezione del primo album dei Beasts of Bourbon, registrato peraltro in un solo pomeriggio, esattamente come questo “insostenibile fascino del garass”.

DAME AMOR
Un boogie-woogie classico alla Chuck Berry, suonato con completa imperizia dai ragazzini, ma ciononostante gioviale, colorato e vitale. Parla del bisogno di amare, forse più in senso metafisico che carnale, ma non per questo senza accennare a delle pratiche piuttosto sporcaccione.
“Mì ghe pituro le tette..ela me magna le recie..la mia piccola Madame Bovary..”

GLAUCO EL RAUCO
Quello sciupafemmine di Glauco, micro criminale del paese, è senza dubbio l’antieroe di una Turriaco noiosa e bacchettona. Il comune non valorizza le sue doti chitarristiche e lui continua a drogarsi e a perpetrare atti vandalici. Un quasi plagio della “Smells like teen spirit” dei Nirvana; ma gliela diamo per buona: Glauco è un grunge-dipendente.

LA VERANDA
Antitesi degli amori più cerebrali, metropolitani e sofisticati della Storia, la veranda parla di un ragazzino che usando il proprio membro come la pistola affamata di un cowboy, lascia incinta tutte le 40enni del paese. Sulla veranda, ovviamente! ‘La veranda’ è un blues che si lascia vivere, lontano dalle confessioni di ‘Mama blues’, ma piuttosto, col suo incedere fiero, accostabile alle atmosfere desertiche di un certo southern rock americano. Coinvolgente l’assolo in stile ‘slide’ di Glauco lo scemetto.

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