Ciuccio cazzi in zona Lisert

Marongiu & i Sporcaccioni
Ciuccio cazzi in zona Lisert (cansoni par Imbriagoni)
agosto 2008

cover_ciuccioTracklist
01. sporcaccioni a vita
02. mama blues
03. colonnello
04. gesù cristo schifoso
05. spencer&gisella
06. turriac
07. mi.son.omo.
08. attenti alla poesia facile
09. rock’n’roll
10. maria
11. le babate de paese

Registrato da Paolo Pribetich presso dobiaLab (Staranzano) nell’agosto 2008.

Ringrassiemo tutti i nostri fan e soprattutto quei che ne odia, parché in fondo al loro cuoricin son sicuro che i ne vol ben anca lori. Grande stima per Alessio “facccio l’elicottero col cazzo” Granzini e Omar “25 centimetri di gioia” Volpato. Inoltre Mauro Tonzar, el Prepo, PG e chiunque ne gappie seguì nel nostro peregrinar -indesideradi- per bar e feste della bisiacaria.
Sporcaccioni a vita!

Le canzoni:

01SPORCACCIONI A VITA
La ‘festa’ intesa come divertimento collettivo è di tutte le epoche e questa canzone, eseguita in apertura di ogni concerto, vuol essere un viatico per stabilire un primo contatto fra gli Sporcaccioni e il pubblico. Significativa a tal proposito la frase: “E doman o sandoman sonaremo tal to bar”. Musicalmente si tratta di un bel giro di funky di Filippo, morbido e scanzonato, con un ritornello facile che prende il nome dal titolo.

02MAMA BLUES
Anzitutto è un tributo che Marongiu versa al blues dell’America rurale del sud, quella che l’ha influenzato maggiormente: un giro classico con degli stacchi altrettanto tipici che spezzano il campo d’azione della vicenda in due parti: quello del verso che corrisponde alla narrazione/constatazione dell’esaurimento nervoso della madre e l’altro gli stacchi da vaudeville -che si addentra ulteriormente nella descrizione delle sofferenze della donna, oggetto di violenze fisiche e verbali da parte del marito (lo fa suggerendole nel contempo un risveglio, una ribellione).

03COLONNELLO
Allegro intreccio amoroso che fa riferimento all’intramontabile –e talora inevitabile- figura del triangolo: un ragazzo giovane viene invitato a casa della morosa, si intrattiene a cena e suscita i desideri più reconditi del padre. È interessato sia a questi che alla figlia, ma non ha neppure il tempo di scegliere. Il colonnello, vero protagonista, lo prende con forza risucchiandolo in un vortice di lussuria senza precedenti: troppi anni di rigido cameratismo ne avevano mascherato la natura omosessuale.
Canzone scritta usando una collage di emozioni somigliante a certi videoclip, è ispirata equamente sia a film come “American Beauty” che ai racconti di Joseph Roth e a certe canzoncine pop gradevolmente maliziose come ‘Jessie’s girl’ di Rick Sprin gfield. Musicalmente presenta un riff da selvaggio west involontariamente rubato ai Rose Tattoo ed un cambio di registro finale che ci porta ai celebri accordi di ‘Stand By me’. Per il riff il merito va a Farné, per il plagio di ‘Stand by me’ riversate pure tutta la colpa su Blason.

04GESU’ CRISTO SCHIFOSO
Doveva essere una sintesi dello spirito dell’ uomo moderno. Si è trasformato in una profanazione. Gesù Cristo schifoso: un Cristo in sovrappeso si aggira nel deserto in preda a spasmi e laceranti sensi di colpa. Invoca Dio, bestemmia, perde forse conoscenza. Dei turisti americani lo soccorrono
ma lui si approfitta del loro aiuto e perpetra una serie di abomini: nel tentativo di risvegliare la sua religiosità inconscia mettendosi alla prova, perde la propria dignità di uomo. “Dio..parché te me ga abbandonà?”
Per cattiveria, il riff è degno dei Black Sabbath, ma più in generale bisogna ammettere che è tutta l’architettura della canzone ad essere interessante: degli stop and go emozionati, un pezzo orientale con cui si rischia per davvero di cadere in una sorta di trans, un ritornello oltraggioso ma senza compiacimenti. Pietra miliare degli Sporcaccioni o tentativo di costruzione di una suite progressive inquinato dal ben noto Marongiu-idiotismo?
Volendo rintracciare ciò che può aver influenzato questa cagata pazzesca, a livello visivo mettiamoci pure “Le rose nel deserto” di Monicelli e a livello concettuale “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese.

05SPENCER & GISELLA
Parodia della lingua italiana e dei suoi aspetti ridondanti, mezzo espressivo tanto indicato per politici e burocrati che ridicolo per esprimere i bassi istinti di zotici ed assassini di borgata come noi (ops, dimenticavo: è proprio ora in corso una svalutazione dell’opera di Pasolini!).
Nelle tematiche, la canzone prosegue sul registro di denuncia della figura paterna già affrontato in “Mama Blues” e “Colonnello”, ma in musica lo fa ritrovando delle radici popolari che ci portano al triestino Lorenzo Pilat e i suoi predecessori.

06TURRIAC
Il prete razzista, il bar come punto di ritrovo per ragazzine odiose e supponenti, gli anziani disturbati dalla presenza dei ‘nuovi terroni’ sul suolo turriachese. È questa la Turriaco di Marongiu, fra infanzia e passaggio nell’età adulta. Nata come un ruvido bluesaccio della ditta Farné-Marongiu da suonare in acustico, passando nelle ancor più putride mani del Blason si evolve in un hard rock dove tonnellate di watt riescono a sconvolgere anche i timpani dell’ascoltatore più allenato.

07MI.SON.OMO.
Un inno al maschilismo che non vorrebbe essere tale, almeno negli intenti. Marito e moglie stanno per divorziare e lui l’aggredisce con pesanti invettive, ingaggiando un duello –immaginario-di maschilismo con un altro macho, anch’egli volgarissimo: “Mì go più carattere de tì…” “E mì go i pei ta l’usel!”.
Il cantato è più un parlato, con una metrica serrata, quasi rap. Riff roccioso del buon Farné.

08ATTENTI ALLA POESIA FACILE
Concettualmente, la canzone più difficile scritta da Marongiu. No signori! Le parole sono semplici e d’uso comune e chiunque abbia visto un film di Chabrol–tanto sono tutti uguali!- ne afferrerebbe il messaggio. Avete letto almeno un giallo di Thomas De Quincey? E Allan Poe? Avete seguito il
caso Franzoni? Davvero? E allora perché vi rifiutate di capire? Avrete pur qualche scheletro nell’armadio, no? Citrulli che non siete altro… meritate di venire accoltellati…

09ROCK’N’ROLL
Se il rock’n’roll sia più rivoluzionario o conservatore Marongiu non ve lo sa dire. Ma può affermare con certezza che un intellettuale che si vende per più di ciò che é, lo irrita quasi quanto uno stronzo intollerante che vive di paure per il “nuovo”. Marongiu non teme le novità, ma è un operaio e quindi sa che per divertirsi ci vuole anche del buon rock’n’roll. Insomma: non si può vivere di sole cacofonie!
Questo pezzo è rivolto proprio a coloro che non sanno divertirsi e lo fa con la giusta ironia, invitandoli a superare i tabù che limitano l’espressione della loro vera natura. Musicalmente nasce da un giro solare di Filippo e sviluppa le proprie dinamiche su crescendo e diminuendo propri del genere. E allora..w Little Richard! “Des son carigo come una susta…no go schei ma la serata xe giusta!”

10MARIA
Lei è una casalinga meridionale seppellita nella sua routine di alcool e Super Enalotto, lui un rumeno psicopatico e cannibale. L’appuntamento fra i due si rivela una festa della carne in cui Pedran taglia Maria a pezzetti brandendo una motosega. Narrazione in terza persona che detta i tempi alla musica: carillon inquietanti, urla abominevoli, momenti romantici e la folle convinzione di Pedran che per rendere un’esperienza sessuale veramente completa, per saziare un sincero desiderio di conoscenza, non ci si possa trattenere dal divorare il proprio partner. Degna riedizione de “Il silenzio degli innocenti”, questa “Maria”.

11LE BABATE DE PAESE
Fra le preferite del Marongiu, canzone conclusiva dell’album, si cura di mettere in luce il tipo letterario delle comari di paese, le quali con gli anni divengono perfide e trasandate nell’aspetto fisico, rintanate come sono a curare il rapporto con un Dio reso flebile e accomodante da una fede ingenua, fede che però non evita loro di rivelarsi impiccione e maleducate con le persone con cui hanno a che fare nella quotidianità.
È chiaro che Marongiu non fa il tifo per i giovani piuttosto che per gli anziani, ma altrettanto lampante é il suo malumore nei confronti di queste bestie di provincia. “Bestiasse mese morte ‘ste lontan del me porton… l’amor de cui parlè xe in putrefasion.

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