La Storia

Marongiu con Tex Perkins
Con Tex Perkins

Troppo grezzo per gli intellettuali, troppo raffinato per i compaesani. Troppo stonato per i metallari, troppo blues per i punk rockers. Troppo rock’n’roll per i più estremi, troppo punk per i rockabilly. Troppo volgare per i bigotti, troppo allusivo per i pornografi. Conservatore per gli anarchici. Radicale per i conservatori. Intelligente pai stupidi. Mona pai intelligenti. Xe dura essar Marongiu.

18 maggio 2006.
Marongiu & i Sporcaccioni escono dalla sala prove per il primo concerto. Una 50ina fra amici e curiosi assiste alle sceneggiate patetiche di Marongiu, operaio appena silurato da una bulloneria a causa di certi comportamenti libertini. Il suo timbro di voce, ora sibillina ora semplicemente antipatica, quei quattro passi di danza – velleitario incrocio fra lo stile epilettico di Angus Young e le peggiori giravolte di un James Brown a fine carriera-, laddove non entusiasmano se non altro suscitano pietà. Lui dal canto suo si prende dannatamente sul serio, persuaso che con questo “talento del cazzo” possa intrattenere ogni tipo di audience: nella tradizione delle più vere rock’n’roll band, si esibisce in qualsiasi locale della bisiacaria gli permetta di farlo ma quasi subito le sue tattiche si rivelano ingenue, sciocco com’è a pensare che la gente non possa stufarsi di numeri di bassa lega come quello di sparare dell’aria compressa nei timpani degli astanti o di cospargersi cranio e pigiama con mezzo litro di ketchup brandendo un coltello da cucina.

I Sporcaccioni, tranquilli ragazzotti di estrazione piccolo borghese, stigmatizzano via via sempre più scelte e comportamenti del leader come il denudarsi sul palco o baciare ragazze di cui non si conosce il nome, sicché a circa 1 anno dalla loro prima apparizione, ecco debuttare I Prepotenti, certamente più rozzi ed arroganti dei predecessori, inarrivabili per ignoranza e maleducazione e quindi, per assurdo, amabili. Se Sporcaccioni è sinonimo di lunghe ed approssimative jam guidate dal batterista dictator Alexone Tolarre – che con l’uso smodato e talora scriteriato che fa del doppio pedale sulla grancassa riesce a nauseare sia l’ascoltatore medio che quello più raffinato-, Prepotenti significa hard rock granitico con tempi in 4/4 e chitarra fischiosissima, lancinante anzichenò. Niente di nuovo sotto il sole, ma certo una miscela godibile per i buongustai del genere, che accolgono con simpatia la novità. L’idillio dura un anno esatto, poi il frontman bisiacco manda in esaurimento nervoso il già fragile, enorme bassista Dolo e tutti a casa infelici e scontenti, ma con in mano l’album Bruti Sporchi e Cativi.

Sono passati quindi due anni dall’esordio di Ciccio Marò, che – eccezion fatta per una calvizie incipiente e 15 chili di lardo in più- riesce ancora ad intrattenere il suo esiguo pubblico con la formula ROCK IN DIALETTO BISIACCO+AUTOFLAGELLAZIONE, e chi non abbia avuto occasione d’osservarlo, vedrebbe un gonfio pupazzo dai lineamenti meridionali – basso il sedere, pigre e gonfie le palpebre degli occhi, folte le sopracciglia- impegnato ad imprecare per più di due ore contro tutto e tutti senza censura alcuna. Poco più.

Dicevamo che il tempo è passato e la mediocrità del Marò confermata, ma non abbastanza da impedirgli di togliersi degli sfizi. Ammicca uno dei suoi giovani fan più biondi, se lo scopa in vasca da bagno e gli propone di formare una band di garage rock, sì da intraprendere una ricerca musicale che tenga come riferimento gruppi di selvaggi come i Troggs o i Gories, tutti burberi depravati che in batteria e chitarre non vedevano che l’occasione per avvicinarsi all’animalità dei primi ominidi. Neppure per lui, analfabeta musicale, è facile riuscire a far suonare qualcosa ai tre “Muleti de via Cosani”, maestri nello sbandierare ai quattro venti la propria incapacità, stupidi e sempre presi a succhiare il sangue dal ventre di qualche lolita pelosa. Tempo 6 mesi e riescono a registrare 10 pezzi, ma che agonia! Titolo dell’album: L’insostenibile fascino del garass.

I Muleti sono divertenti, nel frattempo Claudio ha ripreso a suonare coi Sporcaccioni – con i quali nell’agosto 2008 aveva registrato l’indegno Ciuccio cazzi in zona Lisert, si sta riappacificando con I Prepotenti e finalmente sta imparando a convivere con i limiti del proprio innato dilettantismo. È amico di Luca Sterle, Emanuele Dal Canto, Federico Spanghero, Norberto Violano e tanti altri musicisti locali, tant’è che per suggellare una vita svoltasi all’insegna dell’amatoriale, per dare ancora più realtà ad una vicenda di solitudine e umiliazione come la sua, decide di creare un disco e un concerto a cui parteciperanno parecchi degli artisti locali (sgualdrine, trapezisti, pagliacci ed acquarellisti della domenica), dal titolo programmatico “Marongiu&Friends”.

Le premesse sono buone, con gente molto capace al servizio di un idiota, per cui non mi rimane che invitarvi alla messa più importante della carriera di don Claudio, affiancato per l’occasione dall’eminente figura del guru razzista don Graziano M..

Scarica qui il libercolo di 30 pagine “Biografia Musicale di Marongiu” in pdf, redatto in occasione del Marongiu & Friends